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NRIFLESSIONE SULLE LETTURE DELL ASCENSIONE DEL SIGNORE
Pe Alessandro Sacchi - PIME
Giornalisti
e missionari “martiri”
(At 1,1-11; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20)
Ieri
si è celebrata la Giornata in memoria dei giornalisti uccisi
da mafie e terrorismo. Più di mille giornalisti e personale
di supporto (tra cui cameramen e interpreti) sono morti negli ultimi
10 anni. Il 2006 è stato l’anno più sanguinoso,
con 167 vittime (nel 2005 erano 147, nel 2004 117). In Iraq sono
morti 138 giornalisti. Anche molti missionari hanno perso la vita.
Negli anni 1990-2000 c’è stato un totale di 604 missionari
uccisi. Nell’anno 2006 sono stati 24 tra sacerdoti, religiosi,
religiose e laici, uno in meno rispetto all’anno precedente;
nel 2007 sono stati uccisi 21. Non si possono confrontare le cifre
dei giornalisti e dei missionari caduti. Ma se non altro si può
dire che la professione del giornalista non è meno rischiosa
di quella del missionario, anzi forse lo è di più.
Come mai? Le letture di oggi ci suggeriscono in proposito un’interessante
riflessione.
Secondo
gli Atti degli apostoli Gesù nei quaranta giorni trascorsi
con i discepoli prima dell’ascensione parlava con loro del
regno di Dio. Era questo il suo progetto di vita. il suo sogno.
Quando poi sale al cielo due uomini in bianche vesti dicono ai discepoli:
«Perché state a guardare il cielo?». Il significato
è chiaro. Il compito degli apostoli non è quello di
aspettare inerti, ma di impegnarsi per costruire il regno di Dio,
anticipando nell’oggi la sua venuta finale. Anche se lo sguardo
non deve mai cessare di essere rivolto al cielo, da dove viene l’ispirazione,
essi dovranno operare sulla terra.
Il
vangelo riporta le parole che Gesù ha detto ai discepoli
prima di lasciarli. «Mi è stato dato ogni potere».
Il potere di Gesù è quello di vincere il peccato e
la morte. Egli lo conferisce ai discepoli: Fate discepoli, battezzate,
insegnate. Sono questi i tre verbi che illustrano l’attività
mediante la quale i discepoli daranno forma al regno di Dio. Dovranno
fare altri discepoli e inserirli mediante il battesimo nel progetto
di Gesù. Inoltre dovranno insegnare quello che Gesù
ha comandato loro. Il riferimento implicito è al discorso
programmatico, pronunziato anch’esso su una montagna, e soprattutto
alle beatitudini: sono esse che caratterizzano il regno di Dio.
Nel
brano della lettera agli Efesini si dice che Gesù risorto
è seduto alla destra di Dio, al di sopra dei poteri che dominano
il mondo. Tutto è stato messo sotto i suoi piedi. Lungo la
storia deve portare a termine la sua vittoria. Non da solo però,
ma come capo della chiesa che è il suo corpo. Egli può
attuare il suo progetto solo coinvolgendo anche noi nella sua lotta.
Ma che cosa sono queste potenze per noi oggi? Penso che possiamo
mettere sotto questo titolo per esempio la corruzione, le mafie,
il potere finanziario, i regimi autoritari e via dicendo. Una bella
impresa, senza dubbio.
Sia
i missionari (e tutti i cristiani) che i giornalisti lottano contro
i poteri che dominano questo mondo. In modi diversi: i giornalisti
informando, i missionari creando gruppi di persone (comunità)
che si sottraggono ad essi. Non so se tutti i giornalisti prendano
sul serio la loro missione, ma temo che noi cristiani, compresi
i missionari, tante volte non compiamo fino in fondo il mandato
che ci ha dato Gesù. Infatti noi spesso (non sempre, certamente)
ci riduciamo a fare riti, amministrare sacramenti, fare opere umanitarie,
cercando di non inimicarci i potenti di questo mondo. Mi ricordo
di un confratello che una volta mi disse: se noi toccassimo anche
solo con un dito i poteri che dominano nella nazione in cui opero,
nel migliore dei casi il giorno dopo saremmo tutti spediti via.
Forse le cose non sarebbero diverse anche qui da noi se ci opponessimo
non solo a parole ma anche con i fatti ai poteri che dominano la
nostra società. Ma come lottare? Non certo con cortei e manifestazioni,
ma sottraendoci, come individui e come comunità, alla pressione
dei poteri. In altre parole praticando le beatitudini. Se noi lo
facessimo, la lista non solo dei missionari, ma dei cristiani martiri
passerebbe di gran lunga quella dei giornalisti morti nell’esercizio
della loro professione. Ma forse potremmo cominciare a sperare in
un mondo migliore.
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